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FERNANDO ANDOLCETTI Nato a Lucca nel 1930, vive a La Spezia. Laureato in farmacia, si diploma
in pianoforte e si interessa di arti visive fin dagli anni '50. Dal 1961 ad oggi ha tenuto oltre 50 mostre personali. Tra le principali: Ha collaborato con varie riviste come: Hanno scritto di lui: M. Bentivoglio, G. Beringheli, M. Borzone, L.
Caramel, L. Caruso, V. Conti, B. Corà, B. D'Amore, V. Dehò, G. Di Genova,
L. Giudici, E. Miccini, N. Nava, G. Pavanello, L. Pignotti, S. Ricaldone,
P. Rudaz, F. Spena, F. Vincitorio.
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Cicli narrativi:
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TRA POP ART E ARTE CONCETTUALE Nei lavori tra gli anni '60 e '80 l'artista sperimenta diversi tipi di linguaggi. Le sue prime ricerche prendono avvio da un'area di chiara derivazione Pop. Le immagini sono tratte dai messaggi pubblicitari e puntigliosamente elaborate con tecniche pittoriche, che in alcuni casi sfiorano l'iperrealismo. Successivamente il suo linguaggio diventa più concettuale e tra gli anni '70 e '80 la fotografia entra a far parte dei suoi mezzi espressivi. Accanto ad immagini che continuano ad essere minuziosamente dipinte a tempera o ad olio, vengono accostate fotografie che rappresentano soggetti diversi (aquiloni, città, manifesti pubblicitari ecc.) . La parte dipinta e quella meccanica interagiscono tra di loro così da creare contrasti che assumono forti significati allusivi o simbolici. |
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Nella seconda metà degli anni '80 opera un cambiamento radicale nella sua produzione artistica. La parola, che nei lavori precedenti era sottintesa o aveva un ruolo marginale rispetto all'intera composizione dell'opera, viene definitivamente sostituita dal segno musicale. Andolcetti, memore della sua condizione di musicista e concertista, elegge lo spartito musicale - in tutte le sue parti: pagina, note, righe del pentagramma - a soggetto quasi unico dei suoi lavori. Le musiche dei grandi musicisti del passato o contemporanei non vengono interpretate o trascritte, né tanto meno suonate, ma usate come puro segno grafico. Le note dei musicisti presi in considerazione, rigorosamente e testualmente citate, vengono abbinate a forme visive con le quali si integrano e si completano perfettamente. In questo modo il segno musicale, non più inteso come suono, diventa scrittura vera e propria. Andolcetti si affianca così alle ricerche sulla scrittura condotte dagli artisti della Poesia Visiva. |
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La particolare attenzione dimostrata verso la scrittura porta l'artista, come logica conseguenza, ad analizzare anche il contenitore privilegiato della scrittura stessa: il libro. A partire dalla fine degli anni '80 le sue opere si arricchiscono di numerosi "oggetti-libro". Anche in queste opere il filo conduttore è quasi sempre la musica.. I segni musicali e le note diventano parole e le immagini o rappresentano precisi strumenti musicali o fanno riferimento, dichiarati omaggi, a famosi musicisti. Per fare questo l'artista usa, come unico strumento "tecnico", comuni forbici, con le quali sapientemente ritaglia quelle figure che maggiormente lo attraggono e le assembla in particolari libri dove l'interazione tra musica, immagini e parole - spesso mescolate tra di loro con sottile ironia - formano pagine che hanno il ritmo di una composizione musicale. |
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